La cappella

Cappella Madonna delle Grazie

Questa cappella è il luogo più importante del tempio: il “Santuario” che custodisce l’ Icona della Vergine delle Grazie. Per disegno provvidenziale di Dio, essa non venne abbattuta e fu incorporata alla nuova chiesa.

Madonna delle Grazie
Qui Maria si è rivelata ai suoi figli e da secoli si è manifestata dispensatrice di grazie per il suo popolo. Qui ha voluto chiamare i figli di San Francesco, quali custodi e servi, perché edificassero un tempio in suo onore e annunziassero a tutti gli uomini le sue lodi e d i suoi luminosi esempi. E’ Lei che da buona consigliera ispirò P. Giammaria Palumbo la fondazione della chiesa e dell’ annesso convento, perché questo luogo diventasse un centro di spiritualità cristiana e mariana.
Madonna delle Grazie
Spinto da Lei, il giovane francescano, nel 1916, diede l’ incarico all’artista napoletano Gennaro Improta di esplorare l’ intonaco sotto cui v’era il tesoro nascosto. Dopo giorni di paziente lavoro e le insistenze del P. Giammaria, sotto altre tre immagini, di ugual soggetto, ma di fattura mediocre, venne alla luce la bellissima icona, che riempì di gioia l’ animo dell’ artista e del P. Giammaria.
Madonna delle Grazie
Su di uno sfondo rossastro, costellato di rosette, si staglia la figura della Madonna, seduta in trono con in braccio il Bambino, che avidamente succhia al seno materno, con le due manine aggrappate alla mammella, ed i due occhietti vispi ed intelligenti. La Vergine veste un manto bianco, bordato di perline, che copre la tunica rossastra stretta in vita da un cordoncino bianco annodato, di tradizione francescana, anche il Bambino ha un cordoncino francescano, che stringe la tonaca alla vita. La figura della Vergine era circondata da altre immagini di santi, lo si deduce dalla figura di un santo, che si scorge a sinistra, di cui si intravedono solo un lembo di manto e parte di un libro che tiene in mano. Con tutta probabilità dovevano esserci anche i santi titolari dell’ antica basilica costantiniana, Stefano ed Agata. La sensazionale scoperta dell’ affresco, ritenuto dai competenti di scuola senese del Trecento, richiamò l’ attenzione di numerosi fedeli ed illustri visitatori.
Altare in marmo
L’ altare in marmo Carrara ha un paliotto suddiviso in tre riquadri: quelli laterali sono decorati con una semplice croce graffita, quello centrale con un motivo di cerchi concentrici ed intersecati tra di loro, al cui centro campeggia una croce raggiata. Il gradino dell’ altare è formato da un solo ripiano, con semicolonne gettanti ai lati del tabernacolo e quattro angioletti. Il vaso è liscio con piede a sezione circolare e corpo ovoidale.
Il tabernacolo, in marmo, incastonato nella parete centrale, poggiante sulla mensa, è a frontale architettonica con porticina in metallo sbalzato, raffigurante su di uno sfondo raggiante, Cristo Risorto, che tiene nella sinistra la Croce mentre versa in un calice il sangue che sgorga dalla piaga della mano destra. Ai piedi dell’ altare c’è la scritta “A. dev. Della Sig.ra Cristina Mesolella A.D. 1916”.
Indulgenza Plenaria
A destra e a sinistra delle pareti marmoree vi sono due targhe di metallo, sostenute da una coppia di angioletti. La targa, incorniciata da perline e baccelli, è sorretta alle estremità superiore ed inferiore da una coppia di angioletti svolazzanti. Sulla targa a sinistra si legge a caratteri maiuscoli:
“ Indulgenza plenaria da lucrarsi il giorno 15 di ogni mese dai fedeli che confessati e comunicati visiteranno questa immagine e pregheranno secondo le intenzioni del R. Pontefice ”
Indulgenza Plenaria
Sulla targa a destra è scritto in caratteri maiuscoli:
"Questo meraviglioso affresco del 1300 rappresentante la Madre della Divina Grazia nascosto per secoli sotto altre immagini di nessun valore artistico fu scoperto felicemente il 15 febbraio 1916 sovrana rivelazione di amore e di pace nel secolo della piu’ grande guerra a ravvivare la fede antica con fervore nuovo."
A destra e a sinistra pendono due lampade a triplice sospensione della Fonderia di Arte Sacra Veraldi del 1914. Due coppe a sezione circolare, decorate con motivi quadribolati e vegetali triforati: bordo inferiore ad archetti e cornice superiore con volute di foglie e croci. Il piattello di raccordo delle tre catenelle di sospensione è decorato con motivi tribolati traforati. L’ altare è limitato da due balaustre in marmo policromo, traforate ed intarsiate. Sono delimitate da due lesene, di cui quella di sinistra reca uno stemma. Le due transenne fisse, vengono al centro chiuse da due cancellate metalliche scorrevoli da destra e da sinistra eseguite nell’ ottobre del 1916 da Giuseppe D’Orta.

Volta
Sulla volta c’è un dipinto: su di uno sfondo blu si stagliano due figure di angeli adoranti con tonaca bianca e ali variopinte. Al centro della composizione campeggia un irradiante occhio divino. Fasce con motivi vegetali corrono lungo la base della volta e l’ intradosso dell’ arco, l’ affresco è dell’ artista Giuseppe Aprea (1925).
Volta

Sovrasta l' arco della Cappella una targa con iscrizione. La targa in legno intagliato e dorato a guisa di pergamena presenta alla sua estrema sinistra un medaglione con croce in un quadrato. Su di essa è incisa a caratteri gotici la seguente iscrizione:

"ALTARE PRIVILEGIATO l QUOTIDIANO - PERP".

Autori: Luigi Simeone (falegname); Lorenzo Smeragliuolo (intagliatore).

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Tratto da "La Chiesa ed il Convento della Madonna delle Grazie in S. Maria Capua Vetere" di P. Berardo Buonanno.
Centro culturale Francescano
Mondragone 1999