FONDAZIONE DELLA CHIESA E DEL CONVENTO DI S. MARIA DELLE GRAZIE

Fuori le mura della città, a circa 300 metri dall ' abitato, in prossimità della via provinciale, esisteva un'antica Cappella dedicata alla Madonna delle Grazie. Erano i ruderi della famosa Basilica dei Santi Martiri Stefano e Agata, fatta erigere dal Vescovo S. Germano tra il 510 e il540 tra il "Catabulum" e l' "Anfiteatro Campano". Il Santo Vescovo tornato da Costantinopoli, dove era stato inviato dal papa Ormisda (514-523), per porre fine allo scisma di Acacio, vi depose le reliquie del protomartire Stefano, portate dall'Oriente.

Pianta
Detta Basilica fu distrutta dai saraceni capitanati da Radalgiso durante il saccheggio che subì Capua nell '841 d.C. Dell'intero complesso paleocristiano si salvarono 1' arco dell'abside, l' abside laterale sinistro e l'annesso Palazzo Vescovi le dove dimorarono i Vescovi a S. Maria, quando questa fu distinta da Capua. Nel medioevo veniva additata come "derelicta sancti Stephani Ecclesia". Essa, secondo la descrizione dello scrittore Johannowsky, constava di tre navate con tre absidi a semicerchio e dalle Visite pastorali del Canonico Giuseppe Vetta (1778) per ordine dell ' arcivescovo Adelmo Gennaro Pignatelli si evince che la chiesa era rivolta ad Oriente, come era costume del tempo.
Tale Cappella di proprietà del Comune richiamava l' attenzione di molti fedeli, che vi si recavano per la preghiera, ma essa era in stato di grande abbandono. Nel 1827 era tenuta in piedi e vi incrementava il culto un vecchio eremita settantenne, Francesco Pezzella, il quale, con l' abito di eremita, questua va per il mantenimento della sacra edicola e per la celebrazione della Santa Messa. Al Pezzella successe l'eremita Giuseppe Perrotta, già colono. e così di seguito. senza che il bilancio del Comune fosse gravato.
Ma con l'andare del tempo la Cappella, non avendo adeguati restauri, andava sempre più deteriorandosi. Venne l'occasione propizia per porre rimedio all'inevitabile e definitiva rovina del sacro edificio.
Per caso si trovò a passare in quella zona il signor Carlo Bisogni con alcuni suoi amici di S. Maria Capua Vetere, per una passeggiata.
Sorpresi da un violento acquazzone si rifugiarono nella Cappella, anche se essa faceva acqua da tutte le parti. Il Bisogni restò, da un lato, ammirato per la felice scoperta, dall’altro, amareggiato per lo «stato precario di quella preziosa reliquia» . Se la prese con il custode eremita. ma questi gli rispose che, non avendo sovvenzioni e fondi necessari, a stento riusciva a pagare, con le offerte dei fedeli, il sacerdote che celebrava la santa messa.
Il Bisogni, allora, da cristiano fervente e devoto della madonna. pensò di acquistarla a proprie spese c il 31/12/1884 fece istanza all' Amministrazione comunale. Questa, nella seduta straordinaria del 21/2/1885, concesse all’unanimità al richiedente la Cappella con tutti gli accessori la somma di lire 600, con la clausola che la Cappella fosse sempre aperta al pubblico e destinata al culto divino.
Ma l' intenzione dell’acquirente era quella di affidarla ai Padri Alcantarini, perché ne facessero un centro di spiritualità mariana e per questo la Curia Arcivescovile di Capua ottenne, previo rescritto della Santa Sede, al Bisogni, la sanatoria, avendo costui trattato direttamente la compravendita di un edificio sacro senza consultare le Autorità religiose locali.
Il card. Alfonso Capecelatro, accondiscendendo ai pii desideri del Bisogni, affidava con decreto del 5/6/1885 la Cappella e l'eremo adiacente ai Francescani Alcantarini nella persona di P. Giustiniano Pcluso, residente nella vicina Macerata. Assieme ad altri due confratelli prese dimora in tre stazette adiacenti alla Cappella e, sostenuto dal Bisogni, vi apportò i dovuti restauri e l'abbellì quanto meglio poté. Ciò contribuì ad aumentare l’afflusso dei fedeli, per cui la piccola comunità religiosa constatò l'insufficienza del luogo per accogliere tante persone c cominciò a vaghcggiarc l'idea per la costruzione di una chiesa più grande e di un conventino che potesse ospitare in modo più degno la comunitù religiosa.
Tra la fi ne dell'800 c i primi del '900 sono stati di comunità presso i locali della Madonna delle Grazie, P. Giustiniano Peluso, P. Mattcso Pensa, P. Angelo Pietrogiacomo, P. Mansueto di Maria Purissima, P. Anselmo Chiacchio, P. Carmine Rotoli, P. Giammaria Palumbo.
La gioia e la sorte di veder realizzati i sogni vagheggiati toccava proprio a quest'ultimo, il quale, entrato a far parte della nuova comunità nell'anno 1906, veniva eletto superiore nell’ anno successivo.
Parrocchia
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Tratto da "La Chiesa ed il Convento della Madonna delle Grazie in S. Maria Capua Vetere" di P. Berardo Buonanno.
Centro culturale Francescano
Mondragone 1999